Mobilità urbana: la principale sfida del settore dei trasporti italiano

Nel 2013, per conto del Ministero dell’Ambiente, con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile ho svolto un lavoro centrato sulla riduzione della CO2 nel settore trasporti in Italia. Parte consistente del lavoro è stato dedicato e mettere in evidenza il ruolo e il peso della mobilità urbana sia nel traffico dei passeggeri che delle merci. Con questo obiettivo abbiamo prodotto una segmentazione delle emissioni di CO2 per classi di distanza, evidenziando come nei brevi spostamenti si concentrino la maggior parte delle emissioni nazionali del settore trasporti. Questo dato acquista ulteriore significato se inquadrato nel fenomeno, complementare, dell’urbanizzazione e della dilatazione dei confini di ciò che oggi intendiamo con il termine “città”[1].

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Learning from Perugia

A Perugia in questi giorni si parla di nuovo di mobilità. Un po’ perché c’è la European mobility week, un po’ perché, forse, si è nel vivo della redazione del nuovo Piano urbano della mobilità sostenibile.

Pubblico una serie di contributi su questo tema dai quali emerge con chiarezza la mia assoluta sfiducia nei confronti dei provvedimenti che prenderà l’Amministrazione e il gruppo di tecnici che sta redigendo il PUMS (che per altro è lo stesso che aveva redatto il precedente PUM nel 2008 e su cui pubblicherò uil prossimo post). Il primo contributo è la sintesi di un mio intervento a Berlino nel 2014 presso il Wüstenrot Stiftung et Deutsch-Französisches Institut poi pubblicato nel 2015 nel bollettino dell’istituto con il titolo Apprendre de Pérouse in un volume dal titolo Stratégies pour un développement urbain durable en France et en Allemagne, a cura di Wüstenrot Stiftung et Deutsch-Französisches Institut.

Per chi conosce il francese questo era l’introduzione al mio intervento a Berlino:

Lorsque Learning from Las Vegas (R. Venturi, D. Scott Brown, S. Izenour) a été publié en 1972, la publication a provoqué un scandale : que peut-on jamais apprendre de Las Vegas, la capitale du vice, aussi connue comme « Sin City » ? Cette étude est paradigmatique parce que les auteurs ont eu le courage de regarder à l’échelle urbaine les contradictions du capitalisme triomphant, en jetant la lumière sur les transformations les plus éclatantes des villes occidentales contemporaines, même des vieilles villes européennes : l’étalement urbain, l’utilisation de la voiture de masse, le junkspace, le fast food, le centre commercial  etc. L’étude de la ville et de ses transformations, comme l’échange d’expériences entre les techniciens et les administrateurs, ne peut être limitée à une collection édifiante de réussites. Elles sont très utiles à des fins didactiques et de « motivation », mais ont souvent la tendance à limiter la perspective et à adoucir la réalité. Lorsque le champ d’observation ou bien d’intervention est la ville, l’évaluation ne peut être par définition que temporaire, multiple et controverse.

La mia non è sfiducia nelle persone ma nelle idee e nei metodi che vanno oltre la singola maggioranza e la singola consiliatura, come cerco di spiegare nel testo sotto. Non mi sembra di aver percepito in questi ultimi anni nessun momento di riflessione critica su una stagione del nostro recente passato che per anni invece è stata un fiore all’occhiello della nostra città, quasi a costituire un modello. Nel 2013 ricorrevano trenta anni dall’inaugurazione delle Scale mobili della Rocca Paolina e nessuno si è preso la briga né di organizzare una piccola celebrazione né di fare il punto della situazione.

Ecco quello che ho fatto io. Secondo me, è ancora attuale.

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Un nuovo stile di mobilità: a quali condizioni?

Quando si affronta il tema della Sharing mobility, è importante comprendere che i nuovi servizi di mobilità condivisa saranno in grado di diffondersi e svilupparsi a livello di massa – tanto nella grandi città come Milano, dove si registra la penetrazione più intensa, che, a maggior ragione, nelle altre realtà italiane – solo se saranno parte di un nuovo modello di mobilità multimodale.

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Un nuovo stile di mobilità per le nostre città

Da alcuni anni i servizi innovativi di Sharing mobility come per esempio il bikesharing, il carpooling o il carsharing, grazie alle nuove tecnologie digitali e alla diffusione delle piattaforme di condivisione, mettono a disposizione nelle nostre città nuovi servizi di mobilità. Questi servizi, consentendo di condividere anche un veicolo individuale ma non di proprietà, spingono a consolidare la consapevolezza che il proprio mezzo di trasporto rappresenti un’opzione tra le altre, spesso “il mezzo di trasporto di ultima istanza”.

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